Aggressioni contro il personale sanitario: allerta massima dopo il caso di Foggia e le proposte di intervento - Occhioche.it
Le recenti aggressioni ai danni del personale sanitario hanno sollevato un’ondata di preoccupazione e indignazione in tutta Italia. Un episodio traumatico nel Policlinico Riuniti di Foggia, dove medici e infermieri si sono visti costretti a barricarsi in una stanza per sfuggire alla furia dei familiari di una paziente deceduta, segna l’ennesimo drammatico capitolo di un fenomeno che cresce a ritmi allarmanti. Questo articolo esplora l’accaduto e le reazioni che ne sono seguite, delineando le proposte per arginare una violenza sempre più diffusa.
Lo scorso mese di settembre, all’Ospedale Riuniti di Foggia, un caos inaspettato si è scatenato dopo la morte di una paziente. Decine di familiari, colpiti da un dolore inimmaginabile, si sono radunati all’esterno del reparto, mostrando un’espressione di rabbia sfrenata. La situazione è degenerata rapidamente, costringendo il personale sanitario a chiudersi in una stanza per proteggersi. Tra gli operatori, la paura si è trasformata in una drammatica realtà quando uno di loro è stato aggredito, riportando ferite al volto provocate da calci. Questo evento ha messo a nudo le vulnerabilità del sistema sanitario, lasciando i professionisti nello sgomento e nell’incredulità di fronte a tale violenza.
Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, ha commentato l’accaduto con parole che raccontano la gravità della situazione. Ha definito questo episodio come un “nuovo record” di violenza, sottolineando la particolare intensità della reazione da parte dei familiari, che ha messo a quadro un’istantanea drammatica della realtà vissuta dai medici e infermieri. Questo fatto di cronaca non è isolato: nel corso del 2023, il contesto delle aggressioni ha visto un preoccupante aumento, registrando più di 16.000 episodi, di cui un terzo risultano fisici.
Il crescente numero di attacchi al personale sanitario ha scosso la comunità e indotto a riflessioni più ampie. Secondo i dati forniti dall’Anaao-Assomed, il 70% delle aggressioni ha colpito donne, rivelando una spaventosa tendenza verso la violenza nei confronti degli operatori. Le statistiche parlano chiaro: i calci e i pugni sono solo la punta dell’iceberg. I tentativi di strangolamento e le minacce di morte parlano di gesti estremi che segnano una cultura della violenza ormai ben radicata. Uno degli episodi più inquietanti si è verificato il 23 agosto al SERD di Anzio, dove è stata minacciata la sicurezza con una pistola giocattolo, mostrando quanto possa essere fratturata la percezione della sanità.
Il mese di agosto ha rappresentato un picco allarmante, con 34 episodi di violenza accertati in soli 31 giorni, secondo le segnalazioni del Nursing Up. La paura degli operatori è culminata in minacce di abbandonare i luoghi di lavoro se non si adotteranno misure urgenti per garantire la loro sicurezza. Queste dinamiche sono emerse in un contesto di riduzione delle risorse e di crescente stress per il personale, spesso sottovalutato.
L’indignazione suscitata dal caso di Foggia ha portato diversi attori del settore sanitario a richiedere interventi rapidi e risolutivi. Una nuova proposta di legge presentata dal senatore Ignazio Zullo prevede meccanismi di esclusione temporanea dalle cure per coloro che si rendono autori di aggressioni. Questa iniziativa mira a inviare un messaggio forte e chiaro sulla necessità di proteggere chi ogni giorno lavora per la salute pubblica.
Parallelamente, il sindacato degli infermieri ha richiesto una presenza immediata dell’esercito negli ospedali e un incontro urgente con il Comitato dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica, evidenziando l’urgenza di un cambio significativo nella gestione della sicurezza nelle strutture sanitarie.
Differenti organizzazioni, tra cui la Fnomceo, hanno suggerito di applicare l’istituto dell’arresto in flagranza differita, che già esiste per altre situazioni di violenza. L’idea è di garantire che i responsabili degli atti violenti possano essere identificati e perseguiti, anche in base a prove video-fotografiche. È una proposta che potrebbe rivoluzionare la risposta legale agli episodi di aggressione, creando un deterrente più robusto nei confronti della violenza.
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