I carabinieri del Ros hanno arrestato Antonino Luppino e Vincenzo Luppino, figli dell’imprenditore di Campobello di Mazara Giovanni Luppino, per il loro coinvolgimento nella latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. I due fratelli sono accusati di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravati. L’operazione è stata condotta nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dai pm Gianluca De Leo e Piero Padova.
Secondo l’accusa, i fratelli Luppino avrebbero fornito a Messina Denaro un “aiuto prezioso” per muoversi e spostarsi nel territorio in cui il boss si è nascosto negli ultimi anni. Dal 2018 al 2022, i due fratelli hanno vissuto a pochi metri dall’ultimo nascondiglio del padrino a Campobello di Mazara, condividendo con il padre informazioni cruciali per la gestione della sua latitanza. Ad Antonino Luppino era stato comunicato il numero di uno dei cellulari utilizzati dal boss, mentre Vincenzo Luppino si sarebbe recato alla clinica La Maddalena, dove Messina Denaro era in cura per un cancro, per provvedere alle sue esigenze. Inoltre, Antonino Luppino, insieme al padre, avrebbe scortato Messina Denaro dopo le dimissioni dalla clinica il 11 maggio, fino a Campobello, e insieme al fratello si sarebbe occupato delle riparazioni dell’auto, una Giulietta, con cui il capomafia si spostava. I tre Luppino avrebbero anche seguito i lavori di ristrutturazione del nascondiglio del latitante e il trasloco dei mobili del boss. Vincenzo avrebbe custodito la vecchia cucina che Messina Denaro aveva deciso di non portare nella sua nuova abitazione. Infine, Vincenzo avrebbe prestato al padre il suo furgone per scortare il latitante mentre attraversava in auto Castelvetrano per passare davanti alle abitazioni dei suoi familiari.
L’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros ha portato all’arresto dei fratelli Luppino per il loro coinvolgimento nella rete di fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. I due sono accusati di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravati. Secondo l’accusa, i fratelli Luppino hanno fornito un supporto fondamentale al boss mafioso, aiutandolo a nascondersi e a muoversi nel territorio in cui si è rifugiato. L’operazione è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Paolo Guido e dai pm Gianluca De Leo e Piero Padova.
Le indagini hanno permesso di smantellare una parte della rete di sostegno che ha permesso a Messina Denaro di rimanere latitante per così tanto tempo, ha dichiarato il procuratore de Lucia.
L’arresto dei fratelli Luppino rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro la mafia e dimostra che nessuno è al di sopra della legge. Le autorità continueranno a combattere con determinazione per smantellare le organizzazioni criminali e riportare la giustizia nella società.
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