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Guardia Costiera di Terracina sequestra 300 nasse illegali: il pericolo per la biodiversità marina

Un’importante operazione della Guardia Costiera di Terracina ha messo sotto stretta osservazione le acque del litorale, dove sono state rinvenute 300 nasse illegalmente posizionate. Questa azione scaturisce da un piano di controllo mirato a garantire la sicurezza nautica e a tutelare la biodiversità marina. Le modalità di utilizzo delle attrezzature da pesca si sono rivelate difformi rispetto alle normative nazionali e comunitarie, sottolineando la necessità di vigilanza continua per il bene degli ecosistemi marini.

Nasse illegali: un grave problema per l’ecosistema

La scoperta delle nasse

Durante l’operazione di controllo, il personale della Guardia Costiera ha verificato una situazione allarmante: 300 nasse posizionate su una lunghezza di circa 2 chilometri. I mezzi utilizzati, le motovedette GC B117 e CP834, hanno intercettato questa violazione alle norme che regolano la pesca e conservazione della fauna marittima. Le nasse, strumenti di cattura per pesci e crostacei, sono state rinvenute senza alcun segnale di identificazione, dimostrando l’intento malizioso del trasgressore di eludere i controlli.

Questa operazione non è solo un intervento normativo, ma un segnale forte di quanto sia cruciale la regolamentazione della pesca per la protezione dell’ambiente marino. L’uso di attrezzi da pesca non contrassegnati non solo rappresenta una violazione legale, ma mette anche a serio rischio la biodiversità degli ecosistemi locali. La mancanza di segnalazione e identificazione rende difficile la gestione sostenibile delle risorse ittiche, aumentando il rischio di sovrapesca e di diminuzione delle popolazioni di specie autoctone.

Pericoli per la navigazione e impatti ecologici

Nell’analisi dei reperti recuperati, è emerso che le nasse erano giunte in mare con rudimentali galleggianti, tra cui bottiglie di plastica trasparente. Questa scelta da parte di chi ha posizionato le nasse rende impellente l’esigenza di monitorare costantemente le aree di pesca. L’uso di materiali di fortuna non solo ostacola il lavoro delle autorità, ma rappresenta anche un pericolo per la navigazione sicura delle imbarcazioni. Le nasse non segnalate possono causare incidenti, aggravando ulteriormente la situazione.

In aggiunta, la cattura di specie non autorizzate, come il novellame della “Scyllarus arctus”, altrimenti noto come “cicala di mare”, evidenzia le gravi implicazioni ecologiche. Il novellame è un’importante fonte di vita per il mare, e il suo prelievo indiscriminato può compromettere l’equilibrio degli habitat marini. La Guardia Costiera, nel corso dell’operazione, ha provveduto a restituire al mare gli esemplari catturati, un gesto che sottolinea l’importanza di proteggere i giovani organismi marini per garantire la loro sopravvivenza.

Sequestro e gestione del materiale illecitamente posizionato

Le procedure post-sequestro

Le nasse sequestrate sono state portate a terra, dove verranno gestite secondo le normative in vigore. Una volta completate tutte le procedure legali, il materiale rimarrà a disposizione delle autorità competenti per ulteriori verifiche e accertamenti. La fase successiva prevede la distruzione delle nasse, classificate come rifiuto speciale a causa della loro illegittima utilizzazione.

Il sequestro rappresenta non solo una sanzione per il trasgressore, ma un intervento fondamentale per la salvaguardia del patrimonio ittico del territorio. Le autorità locali sono impegnate nella protezione delle acque, con l’obiettivo di promuovere pratiche di pesca sostenibili e rispettose della biodiversità.

La necessità di vigilanza e sanzioni

Queste operazioni di controllo, e il sequestro di nasse illegali, pongono in evidenza l’importanza di una vigilanza costante nelle aree di pesca. La Guardia Costiera non solo svolge un ruolo di enforcement delle leggi, ma agisce anche come custode degli ecosistemi marini. Le sanzioni contro i trasgressori devono essere severe per dissuadere comportamenti illeciti che danneggiano il nostro mare.

A tal proposito, è fondamentale sensibilizzare il pubblico e i pescatori professionisti sulla necessità di rispettare le normative. La tutela dell’ambiente marino e il rispetto della biodiversità sono doveri civili e legali che richiedono la cooperazione di tutti. Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile garantire un futuro sostenibile per le risorse marine.

Luisa Pizzardi

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