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Iran: 74 frustate inflitte per il rifiuto del velo

Iran: Donna frustata 74 volte per non aver indossato l’hijab

Una donna iraniana di nome Roya Heshmati, 33 anni, ha subito una punizione brutale per non aver indossato l’hijab, il velo islamico. Un tribunale iraniano l’ha condannata a ricevere 74 frustate con un nerbo di cuoio nero. L’ufficiale incaricato di eseguire la pena si è avvolto il nerbo attorno alla mano per garantire una presa più sicura e dolorosa. Roya ha descritto l’esperienza come “interminabili minuti” in cui ha cantato in nome della donna e della vita, senza mai piangere o urlare.

Una stanza di tortura medievale

Il 3 gennaio, Roya è stata portata in una stanza che ha descritto come una “camera di tortura medievale”. Le pareti erano di cemento e c’era un letto con manette e fasce di ferro saldate ai lati. Al centro della stanza c’era un dispositivo di ferro simile a un grande cavalletto, completo di alloggiamenti per le manette e una legatura di ferro arrugginito. Roya è stata ammanettata e costretta a indossare l’hijab da una donna dipendente del tribunale. Dopo essere stata messa a forza sul letto, è stata frustata.

La lotta per i diritti delle donne

Roya era stata condannata anche a un anno di reclusione e al divieto di lasciare il Paese per tre anni. Nonostante il giudice le abbia suggerito di vivere all’estero per una vita diversa, Roya ha riaffermato il suo impegno per la resistenza contro il regime degli ayatollah e la negazione dei diritti umani, in particolare per le donne. Non è la prima volta che una donna iraniana viene punita per non aver indossato l’hijab. Nel settembre 2022, Mahsa Amini è morta a causa delle percosse subite dopo l’arresto per non aver indossato correttamente il velo. Nel ottobre 2023, Armita Geravand è morta dopo 28 giorni di coma a causa di un trauma cranico subito durante un’aggressione della polizia morale per aver entrato nella metropolitana di Teheran senza velo.

La lotta contro l’obbligo dell’hijab è stata rappresentata da Nerges Mohammadi, vincitrice del Nobel per la Pace nel 2023. Purtroppo, non ha potuto ritirare il premio perché era rinchiusa nella prigione di Evin. Al suo posto, nel municipio di Oslo, è stata lasciata una sedia vuota con un ritratto di Nerges Mohammadi senza velo.

Questi sono solo alcuni esempi delle violenze che le donne iraniane subiscono a causa dell’obbligo dell’hijab. Moltissime donne sono state vittime della polizia morale e delle restrizioni imposte dal regime degli ayatollah. La lotta per i diritti delle donne in Iran continua, nonostante le punizioni e le minacce.

Redazione

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