La cultura del vino in crisi: giovani distolti dalla tradizione a causa della mixology - Occhioche.it
Il settore vitivinicolo affronta una fase complessa e delicata, segnata dalla discontinuità nella trasmissione delle tradizioni legate al consumo di vino. Durante l’evento “Etna Days” a Castiglione di Sicilia, Luigi Moio, presidente dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino , ha evidenziato come le nuove generazioni si siano allontanate dalla cultura vinicola tradizionale per abbracciare con entusiasmo il mondo della mixology. Questo cambiamento comporta non solo una diminuzione del consumo di vino, ma anche un aumento dell’assunzione di alcol rispetto alle generazioni precedenti.
Negli ultimi anni, il consumo di vino ha subito un notevole calo, soprattutto tra i giovani. Le nuove generazioni, attirate dalle novità offerte dalla mixology, tendono a preferire cocktail e drink pronti, ritenuti più dinamici e moderni. Questa svolta comporta una perdita di connessione con la tradizione vinicola, che non solo rappresenta un patrimonio culturale inestimabile, ma anche una storia di identità territoriale. La mancanza di un’educazione al consumo consapevole del vino ha aperto la strada a modelli di consumo meno informati e, talvolta, più rischiosi. Paradossalmente, il giovane pubblico consuma più alcol rispetto ai propri genitori, segnalando una possibile crisi nella comunicazione e nell’educazione sul tema.
La mixology, ovvero l’arte della preparazione di cocktail, ha trovato terreno fertile tra le nuove generazioni, grazie a un marketing accattivante e a eventi sociali che promuovono un’immagine di festa e convivialità. I cocktail a base di liquori – e non di vino – sono stati resi popolari dai social media, con influencer e bartender che creano ricette innovative e fantasiose, attraendo così un pubblico giovane desideroso di nuove esperienze gustative. Nonostante il fascino di queste nuove tendenze, ciò porta a un allontanamento dall’apprezzamento del vino, un prodotto profondamente radicato nella cultura e nella storia di molti territori.
Luigi Moio sottolinea quanto la comunicazione attuale riguardo al vino e alla salute sia spesso confusa e contraddittoria. È fondamentale evitare di ribadire che “il vino fa bene” in modo generico, dato che contiene alcol, e affrontare la questione in modo più mirato. La responsabilità di comunicare in modo chiaro e preciso è cruciale per educare i consumatori, soprattutto i più giovani, a riconoscere i benefici e le qualità distintive del vino.
David Ogilvy, un guru del marketing, una volta disse che “la pubblicità non è un’arte, è un affare”. Oggi, il settore vitivinicolo deve adattare il proprio approccio alla comunicazione, valorizzando la cultura del vino e creando un legame tra il prodotto e la storia dei territori. Questo impegno consentirebbe di distinguere il vino dalle altre bevande alcoliche, richiamando l’attenzione su ciò che rende unico il nostro patrimonio vinicolo.
Il vino non deve essere visto semplicemente come un liquido alcolico, ma come un vero e proprio vetro culturale. Ogni calice di vino Etna racconta una storia, quella del vulcano che ne determina il carattere e le caratteristiche organolettiche. Il presidente dell’OIV, Moio, ha sottolineato l’importanza di promuovere e sostenere questi valori identitari, affinché il vino venga percepito come un simbolo di cultura e tradizione. La ripresa dell’interesse verso il vino può avvenire solo se si radicano nella coscienza collettiva le storie legate ai territori e alle persone che li abitano.
Esiste l’urgenza di ripensare e ripristinare la narrativa attorno al vino per le generazioni future. Attraverso iniziative educative e di sensibilizzazione, è possibile ricostruire il legame tra i giovani e il mondo del vino. Eventi dedicati alla degustazione, workshop su abbinamenti gastronomici e racconti delle tradizioni vinicole possono contribuire a creare un nuovo approccio, spingendo i giovani a scoprire il ricco universo del vino come espressione di cultura e socialità.
Riconnettere le nuove generazioni al vino richiede anche una revisione dell’idea di socialità: bere vino, secondo Moio, deve essere un’azione che va oltre il consumo, diventando un gesto che celebra l’identità culturale e la storia dei luoghi. Creare occasioni per degustazioni all’aperto, festival del vino e altri eventi che uniscano cultura e convivialità può attirare il pubblico giovanile verso questa tradizione, contribuendo così a una rinascita del settore vitivinicolo.
Il panorama vitivinicolo è in continua evoluzione, e sarà fondamentale per il futuro affrontare le sfide poste dalla mixology e le nuove tendenze di consumo, mantenendo viva la cultura del vino e la sua importanza nei contesti sociali e culturali.
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