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La Pulzella d’Orléans risplende al Teatro Torlonia: la storia di Giovanna d’Arco sotto una nuova luce

Dal 3 al 13 ottobre, il Teatro Torlonia ospita una rilettura affascinante della vita di Giovanna d’Arco, nota anche come la Pulzella d’Orléans. Questo spettacolo, che trae ispirazione dalla versione “dissidente” della poetessa Maria Luisa Spaziani, propone una narrazione differente, suggerendo che l’eroina francese non sia perita sul rogo ma abbia trovato rifugio nel matrimonio. La produzione, in collaborazione tra Teatro di Roma e Teatro Stabile di Catania, offre un’esperienza teatrale profonda e suggestiva, invitando il pubblico a riscoprire la figura rivoluzionaria di una donna che ha voluto sfuggire alle norme del suo tempo.

La regia di Luca De Fusco: un’interpretazione intima e antiretorica

Luca De Fusco, un regista affermato, porta in scena il testo di Spaziani con una visione intima e antiretorica. La prestazione della giovane attrice Mersila Sokoli è al centro dello spettacolo, creando una connessione diretta con il pubblico. De Fusco propone una rappresentazione di Giovanna d’Arco non come un’entità mistica o un fantasma, ma piuttosto come una giovane donna che rivela il suo passato attraverso versi poetici. Il suo intento è quello di far emergere la purezza della parola scritta, trasformando la storia di questa figura storica in una narrazione che suscita empatia e connessione emotiva.

L’idea di riportare in scena questo testo, che è stato trascurato per anni, è una missione per De Fusco. La modalità di presentazione, quasi come un’intima conversazione attorno a un fuoco, consente al pubblico di immergersi nella poesia e nei temi complessi che Spaziani ha esplorato. Attraverso un linguaggio semplice ma evocativo, il regista riesce a trasmettere il messaggio di speranza e ribellione contenuto nell’opera, donando voce a un’eroina dimenticata ma mai sopita.

La poetica di Maria Luisa Spaziani: una riscoperta della storia di Giovanna d’Arco

Maria Luisa Spaziani, una delle figure più significative del Novecento italiano, ha dedicato gran parte della sua vita a dare vita a Giovanna d’Arco attraverso la sua scrittura. Nel poema-romanzo composto nel 1990, Spaziani ritrae un personaggio femminile moderno, mettendo in evidenza il conflitto interiore di Giovanna. L’opera esplora temi di libertà e ribellione, presentando un’interpretazione in cui l’eroina non accetta il suo tragico destino, ma si libera dai vincoli della società del suo tempo.

Quest’opera rappresenta una celebrazione della figura di Giovanna, non solo come eroe nazionale, ma come simbolo di forza e determinazione. Spaziani dipinge una Giovanna che, pur lottando contro il suo destino, trova un modo per continuare a vivere attraverso la sua audacia e la sua scelta di amore. Nel raccontare che la Pulzella potrebbe avere vissuto sposando Robert des Armoise e ritirandosi nel Castello di Jaulny, l’autrice offre al pubblico una nuova prospettiva sul potere dell’autodeterminazione e sul coraggio femminile.

Il legame tra la regia e la poetessa: un dialogo duraturo nel tempo

Nelle note di regia, De Fusco riflette sul lungo rapporto con il testo di Spaziani e sulla sua evoluzione nel corso degli anni. Sin dal debutto, avvenuto oltre venti anni fa, la regia di De Fusco ha cercato di rendere omaggio alla poetica dell’autrice, la quale aveva abbracciato con entusiasmo l’idea di portare il suo lavoro sul palcoscenico. L’interpretazione di Spaziani rappresenta un tesoro letterario che continua a permeare il mondo teatrale.

De Fusco confida di aver mantenuto un’ambiguità volontaria sull’identità del narratore, offrendo al pubblico la possibilità di interpretare liberamente chi parla. Questa scelta artistica si allinea con la poetica di Spaziani, creando un’atmosfera ricca di mistero e fascino. Durante il processo di creazione, il regista ha riflettuto a lungo sull’essenza della narrazione, trovando una risposta semplicemente in una considerazione fondamentale: “è Giovanna”. Questa affermazione sottolinea la volontà di De Fusco di presentare l’eroina non attraverso un’ideologia rigida, ma come una figura reale, complessa e sfumata nel panorama storico e culturale.

La riscoperta di Giovanna d’Arco, quindi, si rivela un viaggio profondo che invita a riflettere sulla condizione femminile e sulla ricerca di identità. La rappresentazione al Teatro Torlonia si conferma un’importante occasione per esplorare non solo la storia di una donna leggendaria, ma anche le sue ripercussioni nel nostro presente.

Redazione

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