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Omicidio a Terno d’Isola: Moussa Sangare racconta l’aggressione a Sharon Verzeni

L’omicidio di Sharon Verzeni ha scosso la comunità di Terno d’Isola, un comune nella provincia di Bergamo. La vicenda si è trasformata in un caso nazionale, attirando l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Moussa Sangare, il presunto assassino, ha fornito una testimonianza inquietante su ciò che è accaduto nei momenti precedenti all’attacco fatale. Questo episodio solleva interrogativi non solo sulla violenza di genere, ma anche sul contesto sociale in cui si è sviluppato.

Gli attimi precedenti l’omicidio

La testimonianza di Moussa Sangare

Nel corso di un’interrogazione avvenuta dinanzi al giudice per le indagini preliminari di Bergamo, Raffaella Mascarino, Moussa Sangare ha descritto in dettaglio gli attimi che hanno preceduto l’omicidio di Sharon Verzeni. Con parole fredde e disturbanti, il 30enne ha raccontato l’incontro avvenuto per strada: “Ho incrociato la ragazza prima da davanti. Non aveva la borsa; portava gli occhiali, avrei detto che avesse i capelli biondi; indossava jeans e aveva le cuffiette nelle orecchie.” Queste frasi sembrano restituire un’immagine idealizzata della vittima, contrastata dalla brutalità dell’azione successiva.

L’aggressione

Sangare ha proceduto a toccare la giovane sulla spalla, avvertendola con un inquietante “scusa per quello che sta per accadere”. Queste parole hanno fatto da preludio alla violenza, culminando in un’aggressione che ha sconvolto l’intera comunità. Secondo quanto riportato, Sharon ha reagito con urla di terrore, chiedendo “perché” e definendo il suo aggressore “codardo” e “bastardo”. Un dialogo straziante che offre uno spaccato tragico di quanto accaduto.

Dopo aver perpetrato l’attacco, durante il quale la ragazza sarebbe stata colpita con quattro coltellate, Sangare ha dichiarato di essere fuggito a bordo della sua bicicletta, lasciando dietro di sé una scena di violenza e disperazione. La rapidità della sua fuga ha contribuito a creare un’atmosfera di paura e incredulità tra coloro che hanno assistito all’episodio o che hanno appreso della vicenda nei giorni successivi.

Elementi inquietanti nel passato di Sangare

Un foglietto inquietante

Gli investigatori hanno trovato Sangare con un foglietto scritto a penna nella tasca, contenente riferimenti a un omicidio avvenuto a Venezia nel 2021, commesso da un uomo di nome Moses. Durante l’interrogatorio, Sangare ha cercato di giustificare la presenza di quel documento, affermando: “Non so perché avessi quel biglietto; ero interessato a questa notizia.” Spunta quindi un particolare preoccupante: il suo interesse per i crimini reali e la violenza, alimentato dalla visione di film polizieschi.

Questa rivelazione ha suscitato interrogativi sullo stato mentale di Sangare e sulla sua attrazione per la violenza. La coincidenza tra l’interesse per i crimini e l’atto che ha commesso sembra porre a maggior ragione l’accento sulla necessità di approfondire il contesto da cui proviene e la sua storia personale.

Implicazioni sociali

La brutalità dell’omicidio di Sharon Verzeni non è un fenomeno isolato. In un periodo in cui le questioni legate alla violenza di genere e alla sicurezza nelle città sono sempre più al centro del dibattito pubblico, questo caso riporta in primo piano la vulnerabilità delle donne e il bisogno di misure preventive. È imperativo che la comunità e le istituzioni riflettano su come affrontare situazioni simili in futuro, per garantire la sicurezza di tutti.

La tragica storia di Sharon è una chiamata d’attenzione non solo ai problemi individuali di violenza, ma anche alla responsabilità collettiva per creare ambienti sicuri e protettivi. Man mano che la cronaca continua a riportare fiducia nelle indagini, l’auspicio è che episodi del genere possano, in un futuro vicino, diventare una rarità piuttosto che una triste realtà.

Giordana Bellante

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