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Omicidio di Antonio Bellocco: una spirale di violenza tra ultrà dell’Inter e ‘ndrangheta scuote Milano

Il tragico omicidio di Antonio Bellocco, noto per i suoi legami con la tifoseria dell’INTER e con la criminalità organizzata, riporta alla ribalta le complesse interazioni tra tifoserie e mafia in Italia. Questo episodio, avvenuto a Cernusco sul Naviglio, non solo solleva gravi preoccupazioni per la sicurezza pubblica, ma getta anche una luce inquietante sui fenomeni di violenza e ritorsione legati al mondo calcistico.

Il fatto di sangue a Cernusco sul Naviglio

Un incontro fatale

Questa mattina, poco prima delle undici, un incontro tra due figure di spicco della curva nord dell’INTER è sfociato in un drammatico alterco. Presso la palestra “Testudo”, un centro di allenamento frequentato da ultrà, Antonio Bellocco e Andrea Beretta hanno condiviso un momento di svago, prima che la situazione degenerasse. Bellocco, noto per il suo ruolo nella ‘ndrina di Rosarno e figlio di un celebre capobastone, ha avviato un’inaccettabile escalation di violenza, culminata con l’uso di armi.

Stando alle prime ricostruzioni, Bellocco, dopo aver ferito Beretta a una gamba con un colpo di pistola, è stato colpito a morte due volte alla gola con un coltello a serramanico. È significativo notare come i due, solo la sera precedente, si fossero ritrovati a giocare a calcetto, quasi a dimostrare una comunanza che, pochi istanti dopo, si è trasformata in un conflitto mortale.

Il contesto sociale e criminale

Questo delitto non rappresenta un caso isolato, ma è parte di un quadro più ampio che coinvolge l’intreccio tra sport e criminalità. Le autorità, a livello nazionale, stanno monitorando attentamente i legami tra le tifoserie e le organizzazioni mafiose, con diverse procure che guidano indagini su queste complesse dinamiche. La questione suscita interrogativi profondi sulla sicurezza pubblica e sull’influenza della criminalità all’interno del tessuto sociale delle curve calcistiche.

In queste ore, i pubblici ministeri Paolo Storari e Sara Ombra sono concentrati nel raccogliere ulteriori dettagli, esaminando evidenze raccolte dai Carabinieri e analizzando le registrazioni delle telecamere di sicurezza. La pistola utilizzata nell’evento è stata anch’essa recuperata, fornendo agli inquirenti un ulteriore indizio sui fatti avvenuti.

Il profilo di Andrea Beretta

La carriera di un ultrà noto

Andrea Beretta non è nuovo agli ambienti del palazzo di Giustizia di Milano, con un lungo passato di violenze e controversie. Già dall’ottobre scorso, infatti, era sottoposto a sorveglianza speciale per una serie di episodi violenti, segnati da condanne che risalgono fino al 2008. La sua permanenza nella curva dell’INTER è stata costellata da scontri e risse, tanto che è stato arrestato nel febbraio del 2020 per aver violato un DASPO, il provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive.

Il suo coinvolgimento in attività violente non si limita ai derby calcistici, ma comprende anche episodi di aggressioni a venditori ambulanti e comportamenti minatori nei confronti delle forze dell’ordine. Il suo curriculum criminale è lungo e preoccupante, evidenziando la sua crescente influenza tra gli ultrà e alimentando le paure relative alle possibili ritorsioni in seguito all’omicidio di Bellocco.

La sparatoria e le indagini in corso

Dopo il tragico evento, Beretta ha affermato di essersi difeso, una dichiarazione che gli inquirenti stanno valutando attentamente. Attualmente ricoverato presso l’ospedale San Raffaele, è piantonato da forze dell’ordine che attendono di sentire le sue versioni sui fatti. Le indagini si stanno concentrando sulla relazione con Bellocco e sul possibile motivo dell’aggressione, esplorando l’ipotesi di affari illeciti o contrasti personali.

In attesa di chiarire la dinamica dell’accaduto, il quadro di violenza che permea le tifoserie continua a sollevare allarmi e interrogativi sul futuro della sicurezza nelle manifestazioni sportive, richiamando l’attenzione delle autorità locali e nazionali. L’episodio di Cernusco sul Naviglio, quindi, non è solo un atto di violenza individuale, ma rappresenta un segnale preoccupante in un contesto più ampio, che potrebbe avere ripercussioni significative sulla vita sociale e sportiva della città di Milano e oltre.

In un clima di crescente tensione, la necessità di interventi mirati e strategie di prevenzione diventa sempre più urgente per contrastare l’influenza devastante della criminalità organizzata nel mondo dello sport e della cultura popolare.

Giordana Bellante

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