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Ostia: chiude il chiosco-bar Isola Mauritius, una battaglia legale di 16 anni si conclude con uno sgombero

La chiusura del chiosco-bar Isola Mauritius, situato sul Lungomare Amerigo Vespucci a Ostia, segna una pagina controversa nella gestione delle concessioni comunali. Dopo un lungo periodo di attività priva di intoppi, i titolari Sonia Buzzi e Margherita Sibilla si trovano ora ad affrontare la decisione del TAR del Lazio che ha confermato l’ingiunzione di sgombero dell’area. Un caso che mette in luce le complessità burocratiche e legali legate alla gestione delle attività commerciali in aree pubbliche.

La determinazione dirigenziale e la vicenda legale

La determinazione dirigenziale n. 1568/2024 rappresenta l’ultimo atto della controversia legale che ha visto coinvolti i titolari dell’Isola Mauritius. Il provvedimento di sgombero è stato emesso dopo il rigetto del ricorso presentato da Buzzi e Sibilla contro il mancato rinnovo della concessione comunale. Quest’ultima, infatti, era stata presentata nell’ambito di un procedimento di voltura avviato nel 2008. Nonostante i 16 anni trascorsi, l’amministrazione non ha fornito alcun riscontro ufficiale.

La determina evidenzia che il chiosco dovrà essere sgomberato immediatamente, con il rischio di esecuzione forzata in caso di inadempienza. Inoltre, i beni lasciati all’interno della struttura verranno considerati inutilizzabili e rimossi a spese delle titolari. Questo provvedimento è il culmine di una situazione che ha visto un accavallarsi di decisioni amministrative senza che le titolari siano mai state messe a conoscenza della destinazione finale della loro attività.

L’assenza di comunicazioni ufficiali da parte dell’amministrazione nel corso degli anni ha alimentato ulteriormente il malcontento, portando le titolari a chiedere chiarimenti su una questione che ha coinvolto non solo il loro esercizio, ma anche la comunità circostante.

La voce di Sonia Buzzi: frustrazione e appello

In seguito alla comunicazione dello sgombero, Sonia Buzzi ha espresso la propria frustrazione, definendo la chiusura un’ingiustizia. “Ho rispettato tutte le regole per anni e ora mi trovo senza lavoro,” ha dichiarato, sottolineando la sua storia di conformità alle norme. La titolare del chiosco ha anche messo in evidenza l’aspetto umano della situazione: non può essere trattata come un criminale per aver cercato di fare bene il proprio lavoro.

Con l’approccio dell’autunno, è in programma un nuovo bando per l’assegnazione dell’area. Nonostante questo, la Buzzi ha chiesto alle autorità di permetterle di continuare la propria attività fino a quel momento, evidenziando il rispetto e la dignità con cui ha gestito il suo chiosco negli anni. “Non voglio essere portata via come se non contassi nulla,” ha aggiunto.

Le parole di Buzzi rispecchiano un sentimento condiviso dai frequentatori abituali e dalla comunità locale, che supportano la sua lotta per la giustizia. La situazione è aggravata dalla percezione che altre attività nella zona non abbiano subito la stessa sorte, alimentando un senso di disparità e frustrazione.

La reazione della comunità locale e il futuro incerto

La chiusura dell’Isola Mauritius non ha lasciato indifferente la comunità locale, che si è mobilitata in segno di solidarietà verso Sonia Buzzi. I clienti abituali e i residenti del quartiere hanno espresso il loro disappunto nei confronti di un provvedimento che appare sproporzionato, considerando che il chiosco è parte integrante della cultura e della socialità di Ostia.

Tuttavia, nonostante il sostegno della comunità, la realtà amministrativa sembra seguire un corso inarrestabile verso la chiusura. La determinazione dirigenziale e la sentenza del TAR delineano un quadro in cui le speranze di Buzzi di mantenere aperto il suo chiosco si vanno assottigliando.

Sebbene ci siano aspettative riguardanti il futuro bando di concessione, resta da vedere se la Buzzi avrà l’opportunità di continuare a servire i clienti storici del suo chiosco. Quello che rimane è un mix di preoccupazione e incertezza, che contribuiscono a un clima di ansia nella comunità, ansiosa di sapere quale sarà il destino finale di una delle sue attività più amate.

Luisa Pizzardi

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