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Processo d’appello a Trento per l’omicidio di Fausto Iob: l’imputato si dichiara innocente

La Corte d’Assise d’Appello di Trento ha avviato un’importante fase del processo relativo all’omicidio di Fausto Iob, un custode forestale di 59 anni, il cui corpo è stato ritrovato nel lago di Santa Giustina il 5 giugno 2022. L’imputato, David Dallago, un boscaiolo, è presente in aula e mantiene la propria innocenza, mentre la sentenza di primo grado lo aveva condannato all’ergastolo per omicidio pluriaggravato e furto. Un caso che continua a suscitare attenzione e interesse sia per la gravità dell’accusa sia per la complessità del dibattimento legale.

Dettagli del caso di omicidio

La vittima e la scoperta del corpo

Fausto Iob, custode forestale, è stato trovato annegato nel lago di Santa Giustina, un avvenimento che ha scosso la comunità locale. Iob era ben conosciuto nel suo lavoro, svolgendo attività di vigilanza e manutenzione nelle foreste circostanti. La sua morte è avvenuta in circostanze molto tragiche, destando dubbi e polemiche nell’opinione pubblica, interessata a conoscere la verità su quanto accaduto.

Le autorità hanno avviato immediatamente un’inchiesta che ha portato all’individuazione di David Dallago come principale sospettato. La dettagliata ricostruzione dei fatti ha sollevato interrogativi su quali potessero essere i motivi che hanno portato alla morte di Iob e sul contesto in cui è avvenuto l’inevitabile delitto.

L’imputato e la sua difesa

David Dallago, 36 anni, ha sempre proclamato la propria innocenza. Durante il processo di primo grado, la sua difesa aveva già evidenziato lacune e incoerenze nelle prove presentate dall’accusa. Tuttavia, la Corte d’Assise di Trento aveva ritenuto sufficienti gli elementi a carico dell’imputato, condannandolo all’ergastolo.

Nel nuovo dibattimento, l’avvocato della difesa, Angelica Domenichelli, ha ribadito le eccezioni riguardanti la completezza e la chiarezza delle accuse. Ha contestato in particolare che le informazioni presentate non costituissero un quadro complessivo e dettagliato del comportamento che sarebbe attribuito a Dallago, cercando di sollevare dubbi sulla solidità dell’impianto accusatorio.

L’accusa e le evidenze presentate

La richiesta di conferma della condanna

Nel corso della sessione di apertura del dibattimento, la Procura generale ha chiesto la conferma della condanna a carico di Dallago, sostenendo che non ci fossero nuovi elementi che potessero giustificare un cambiamento nella sentenza di primo grado. Le parti civili hanno appoggiato questa posizione, enfatizzando la consistenza delle prove già presentate.

Il pubblico ministero ha messo in evidenza come il caso si sia basato su testimonianze, rilievi della scena del crimine e indagini patalogiche che hanno indicato un chiaro nesso tra Dallago e il delitto. Secondo la ricostruzione, l’imputato avrebbe aggredito Iob a causa del furto di legname di proprietà del Comune di Sanzeno, colpendolo ripetutamente con un oggetto contundente di cui non è mai stata trovata traccia.

Ricostruzione dell’accaduto

Le ricostruzioni dei fatti avvenuti il giorno dell’omicidio indicano un’aggressione brutale. L’accusa sostiene che Dallago avrebbe colpito Iob mentre quest’ultimo tentava di difendersi. Successivamente, l’imputato avrebbe gettato il corpo nel lago, lasciando che la vittima annegasse. Questa versione è stata confermata sia dall’accusa che dalle parti civili nel corso dell’appello, rendendo difficile per la difesa trovare argomenti a sostegno della propria tesi.

Il corso del processo e gli sviluppi futuri saranno sicuramente monitorati, poiché toccheranno i temi della giustizia e della verità, sia per la vittima Iob che per il suo presunto aggressore Dallago, in attesa di un verdetto che stabilirà la risoluzione definitiva di una vicenda drammatica che ha catturato l’attenzione dell’intera comunità.

Redazione

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