Proteste studentesche al Politecnico di Torino: un grido di solidarietà verso la Palestina - Occhioche.it
Una mattina intensa si è vissuta al Politecnico di Torino, dove attivisti del collettivo ambientalista Extinction Rebellion hanno dato vita a una protesta pacifica, ma carica di significato. Un lungo striscione, lungo 15 metri, con la scritta “Politecnico: stop research for genocide”, accompagnato dalla bandiera della Palestina, ha fatto la sua comparsa sul braccio orizzontale della gru del cantiere che si affaccia su corso Castelfidardo. Questa azione mirava a portare l’attenzione sulle recenti dinamiche accademiche riguardanti la questione palestinese.
Gli attivisti di Extinction Rebellion hanno dimostrato grande determinazione arrampicandosi fino al braccio della gru con imbraghi e caschetti, mostrando solidarietà verso gli occupanti pro Palestina dopo che il Senato accademico ha respinto la loro mozione il giorno precedente. Antonio, uno studente del Politecnico e attivista, ha sottolineato l’importanza delle proposte contenute nella mozione degli occupanti, supportate da dati concreti. Tra queste proposte vi era la rescissione degli accordi con aziende belliche e la promozione di un piano di disinvestimento chiaro. L’accademia, bocciando la mozione senza possibilità di dibattito, ha negato ai ragazzi la chance di un dialogo costruttivo. Le richieste degli studenti ruotavano attorno a un impegno di solidarietà con la società civile palestinese e alla responsabilizzazione dell’ateneo rispetto all’impatto della propria ricerca, garantendo che sia sempre allineata ai valori di pace e giustizia climatica e sociale.
Irene, membro di Extinction Rebellion, ha sottolineato le implicazioni profonde dell’investimento nell’industria bellica, che minacciano la libertà della ricerca accademica e la costringono a subire influenze esterne per ragioni economiche. Questa protesta vuole evidenziare la necessità di avere un ambiente accademico libero da legami con guerre e violenze di qualsiasi tipo, contribuendo a una società più pacifica. Inoltre, si è posto l’accento sulle pesanti ricadute ambientali e climatiche dell’industria bellica, che contribuiscono in maniera significativa alle emissioni dannose per il clima.
– Extinction Rebellion: movimento internazionale nato nel Regno Unito nel 2018, che utilizza azioni dirette non violente per sensibilizzare l’opinione pubblica sul cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Si batte per attuare politiche concrete e urgenti per contrastare le crisi ambientali in corso.
– Palestina: regione del Medio Oriente oggetto di un conflitto prolungato tra Palestinesi e Israele per il controllo del territorio. La situazione è caratterizzata da tensioni politiche, sociali e territoriali.
– Antonio: studente attivista del Politecnico di Torino coinvolto nella protesta, ha sottolineato l’importanza di proposte come la rescissione degli accordi con aziende belliche e il disinvestimento chiaro, promosse dai manifestanti pro Palestina.
– Irene: membro di Extinction Rebellion che ha partecipato alla protesta, ha evidenziato le implicazioni negative dell’investimento nell’industria bellica sull’ambiente, la ricerca accademica e la pace sociale.
L’articolo evidenzia l’importanza della partecipazione attiva degli studenti e della società civile per sollevare questioni importanti legate alla ricerca accademica, alla politica universitaria e all’impatto ambientale delle attività industriali. La protesta al Politecnico di Torino riflette la volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle dinamiche accademiche legate alla questione palestinese e sui legami tra ricerca scientifica, industria bellica e crisi climatica.
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