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“Qui Som?”: il coinvolgente spettacolo di danza e teatro che riflette sull’umanità e l’individualismo

In un’epoca in cui siamo continuamente distratti dai dispositivi digitali, uno spettacolo come “Qui Som?” si presenta come un’alternativa significativa che invita il pubblico a riflettere sulle relazioni umane e sull’importanza dell’azione collettiva. Firmato da Camille Decurtye e Biai Mateu Trias, il lavoro è stato rappresentato in occasione del Romaeuropa Festival e si distingue per una performance che amalgama teatro, danza e circo, lasciando il pubblico affascinato dalla sua ricchezza espressiva.

La metafora del vaso di coccio: un inizio simbolico

La creazione e la trasformazione

L’apertura dello spettacolo è caratterizzata dalla rottura di un vaso di coccio da parte di un attore, una scena che segna l’inizio di un processo di creazione e trasformazione. L’attore si trova di fronte a una sfida: ricostruire il vaso utilizzando l’argilla sul tornio. Questa scena non è solo un momento scenico, ma una potente metafora del processo di modellamento personale che ognuno di noi affronta.

Questo gesto simboleggia l’importanza della resilienza e della creatività nel costruire la propria identità. Proprio come l’argilla richiede pazienza e abilità per essere trasformata, così anche gli individui devono spesso affrontare difficoltà e ritardi nel loro percorso di crescita personale. Le parole pronunciate durante la performance, “Basta saper da dove guardare, basta saper aspettare e poi qualcosina si scopre sempre, accade”, sottolineano l’atteggiamento da adottare di fronte alle sfide della vita.

Riflessioni su individualismo e comunità

La narrazione che evolve durante lo spettacolo insiste sul contrasto tra l’individualismo contemporaneo e la necessità di un’azione collettiva. L’invito rivolto al pubblico è chiaro: mettere da parte i telefoni e prestare attenzione alla propria comunità. Qui, il concetto di “qui som?” ovvero “chi siamo?” trova una sua dimensione profonda. L’esperienza condivisa diventa centrale nel messaggio dell’opera, volto a sensibilizzare gli spettatori sull’importanza di guardarsi attorno, non solo come individui, ma come parte di un insieme più grande.

La fusione di arte e improvvisazione

Un’esperienza multisensoriale

In un crescendo di emozioni, “Qui Som?” combina elementi di musica, danza e recitazione per creare un’esperienza altamente impattante. Gli attori, attraverso momenti di ballo energico e coreografie coinvolgenti, invitano il pubblico a unirsi a loro in un’inconsueta festa di comunità. Durante le performance, si avvertono echi di diverse influenze artistiche, fra cui una chiara ispirazione a nomi come Tadeusz Kantor e Pina Bausch.

Le scelte musicali, che spaziano da melodie evocative a ritmi trascinanti, accompagnano il pubblico in un viaggio attraverso le emozioni umane. Tra i brani, spicca una reinterpretazione dello spiritual “When the saints go marching in”, la cui interpretazione da parte di una talentuosa attrice di colore aggiunge una dimensione di profondità e potenza all’intera performance.

Visivo e simbolico: la scenografia di Lluc Castells

La scenografia, curata da Lluc Castells, funge da ulteriore elemento narrativo. La massa di argilla, che in scena assume le forme di un grande animale, rende visibile il lutto e le fatiche dell’umanità. Attraverso abiti di colore scuro, gli interpreti sembrano rappresentare l’umanità in lotta, ma anche la possibilità di rinascita e liberazione. La scena culminante, dove una bambina emerge da una montagna di argilla, simboleggia una nuova speranza e una nuova vita.

Un messaggio di speranza e unione

Azione collettiva e consapevolezza

La frase “Il futuro è oggi, bisogna sceglierlo” riecheggia nel cuore dello spettacolo, ribadendo l’importanza di affrontare il presente uniti e consapevoli delle nostre responsabilità collettive. In un contesto di inquietudine e confusione, “Qui Som?” porta in scena un messaggio di speranza, incoraggiando tutti a provare e a lavorare insieme per costruire un futuro migliore.

Ogni membro della compagnia, tra attori, ballerini e musicisti, contribuisce a questa esperienza vibrante, enfatizzando l’importanza della sinergia e della partecipazione attiva. L’applauso finale del pubblico testimonia l’efficacia di questo messaggio, trasformando lo spettacolo in una celebrazione collettiva di vita e resistenza.

Giordana Bellante

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