Ricerche rivelano fattori predittivi per la gravità dell'infezione da Mpox - Occhioche.it
Uno studio condotto in diversi centri italiani ha offerto nuove intuizioni sui fattori chiave che possono predire la severità dell’infezione da Mpox, noto anche come vaiolo delle scimmie. Attraverso l’analisi di 541 casi, i ricercatori hanno scoperto che la carica virale nelle vie respiratorie superiori durante la prima settimana di infezione può servire come indicatore cruciale per i medici. La scoperta di questi predittori può contribuire a migliorare le decisioni cliniche e a ottimizzare la gestione dei pazienti, tentando di prevenire forme gravi della malattia.
La ricerca, condotta dal gruppo MPox-Icona, ha coinvolto diversi istituti e università in Italia, tra cui l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma e il Policlinico San Martino di Genova. Gli autori hanno analizzato casi di Mpox diagnosticati tra maggio 2022 e settembre 2023, seguendo i pazienti dal giorno della diagnosi fino alla loro guarigione clinica. Questo studio di coorte storico multicentrico ha permesso di raccogliere dati su un campione significativo di individui, con l’obiettivo di identificare i fattori predittivi della gravità dell’infezione.
La popolazione studiata includeva 541 pazienti, tra cui 4 donne, con un’età media di 38 anni. Durante l’osservazione, sono stati registrati 215 casi di forma grave, corrispondenti a circa il 39,7% del campione analizzato. È importante notare che nessuno dei pazienti coinvolti è deceduto durante il periodo di studio.
I risultati, pubblicati sulla rivista ‘eBioMedicine‘, rivelano che una carica virale elevata nelle vie respiratorie superiori nella prima settimana di infezione è correlata a una maggiore probabilità di sviluppare forme gravi di Mpox. In particolare, il rischio di evoluzione severa della malattia diminuisce del 5% per ogni aumento dei valori Ct, segnalando come una bassa carica virale possa fungere da indicatore favorevole. Gli esperti hanno inoltre notato che il virus non ha mostrato una predisposizione a danneggiare organi specifici.
Oltre alla carica virale, lo studio ha individuato altri aspetti potenzialmente correlati alla gravità del decorso della malattia. Tra questi, la razza caucasica, la presenza di febbre, mal di gola e lesioni perianali si sono rivelati indicatori significativi di un possibile esito peggiore. Pertanto, i ricercatori auspicano che l’integrazione di questi fattori possa offrire una strategia di monitoraggio più operativa e tempestiva nella gestione dei casi di Mpox.
Il monitoraggio dei livelli di Ct nelle vie respiratorie superiori non solo aiuta a identificare precocemente i pazienti a rischio di forme severe, ma rappresenta anche un’opportunità per instaurare un trattamento antivirale tempestivo e per considerare l’eventualità di ospedalizzazione in casi critici. Soprattutto per le popolazioni vulnerabili, come gli individui con infezione da HIV avanzata, questa conoscenza potrebbe rivelarsi salvavita.
La scoperta di questi fattori predittivi pone l’accento sull’importanza di una sorveglianza continua e su sforzi di ricerca mirati per rispondere in modo più efficace alle epidemie di Mpox. Gli esperti invitano a considerare l’utilizzo di tali parametri nella pratica clinica, con l’obiettivo di migliorare l’approccio alla malattia e ridurre il suo impatto sulle popolazioni chiave.
In sintesi, i risultati ottenuti offrono un’infinità di opportunità per approfondire la comprensione del virus Mpox e per sviluppare strategie terapeutiche più efficaci e tempestive. Con il progredire della ricerca, è fondamentale mantenere un’attenzione vigile sulle dinamiche epidemiche e sui fattori di rischio associati, in modo da attuare misure preventive capaci di assistere i pazienti nel futuro.
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