Sgombero dell'ex scuola 8 Marzo a Magliana: l'immobilismo istituzionale e le sue conseguenze - Occhioche.it
La questione dello sgombero dell’ex scuola 8 Marzo, situata nel quartiere Magliana di Roma, rappresenta un caso emblematico di immobilismo amministrativo che solleva interrogativi riguardo alla sicurezza del patrimonio edilizio e alla valorizzazione del territorio. Le iniziative avviate dalla municipalità per liberare l’immobile occupato, tuttavia, si sono scontrate con l’indifferenza da parte dell’amministrazione capitolina, mantenendo la situazione sospesa e creando problematiche di sicurezza.
Marco Palma, consigliere di Fratelli d’Italia e vicepresidente del consiglio municipale XI, ha recentemente presentato un esposto alla Procura della Repubblica riguardante la situazione dell’ex scuola 8 Marzo. L’esposto sottolinea la mancata azione da parte delle istituzioni competenti nei confronti delle richieste di sgombero, ponendo l’accento sull’eventualità di un reato di omissione d’atti d’ufficio. Questa iniziativa rappresenta un’importante mossa per cercare di rimettere in moto l’iter burocratico necessario a garantire la sicurezza degli abitanti della zona e a tutelare il patrimonio urbano.
L’assenza di un intervento risolutivo ha sollevato preoccupazioni non solo tra i residenti, ma anche tra le autorità locali, che temono potenziali danni strutturali all’immobile occupato. La risposta della Procura potrebbe rivelarsi determinante per stimolare un’azione concreta da parte del Comune, in particolare in un contesto in cui il degrado e l’abbandono di certi edifici rappresentano una crescente preoccupazione per la sicurezza pubblica.
La questione della sicurezza dell’ex scuola 8 Marzo è stata evidenziata da diversi rapporti, tra cui quello dell’ufficio stabili pericolanti, che ha certificato il deterioramento della struttura. Secondo quanto riferito da Palma, l’edificio è “pericolante” ed è stato oggetto di modifiche non autorizzate che hanno compromesso la sua stabilità. La presenza di tramezzi, mobilia e chiusure delle scale ha aumentato il peso strutturale, mentre sul tetto sono state installate strutture aggiuntive, tra cui piscine.
L’occupazione dell’immobile, in corso da decenni, ha di fatto conferito a oltre 300 persone la possibilità di abitare in quella che era una scuola, trasformando l’edificio in un contesto residenziale non pianificato. Molti dei residenti vivono in condizioni precarie, e la mancanza di interventi da parte delle autorità locali ha contribuito al perdurare di una situazione potenzialmente pericolosa per la sicurezza di tutti coloro che transitano nella zona.
Oltre alle questioni di sicurezza, l’ex scuola 8 Marzo è vista come un’opportunità di sviluppo per il quartiere di Magliana. Il progetto di un ponte ciclo-pedonale che collegherà il quartiere di Pian due Torri con la Vasca Navale, dove si trovano alcune facoltà dell’università Roma III, apre nuove prospettive per valorizzare l’area. Palma ha dichiarato che l’affidamento dell’immobile all’università potrebbe trasformarlo in un centro di innovazione e sviluppo, contribuendo alla ripresa economica e sociale del quadrante.
Con oltre 300 residenti attualmente nell’edificio, la sua liberazione non è solo una questione di ordine pubblico, ma una necessità per creare un ambiente migliore e più valorizzato. La procura è stata altresì sollecitata a verificare se il protrarsi dell’occupazione abbia portato a un impoverimento del patrimonio immobiliare e a un danno per il tessuto economico del quartiere.
Il tema dell’ex scuola 8 Marzo non è nuovo all’amministrazione capitolina. Già durante la giunta di Walter Veltroni, nel tentativo di trasformare l’immobile in un incubatore d’impresa attraverso una concessione a Sviluppo Italia Spa, si sono registrati tentativi di recupero che non si sono mai concretizzati. Sedici anni dopo, il Consiglio comunale ha nuovamente affrontato il tema, ma le richieste di sgombero avanzate dalla maggioranza di centrodestra sono state bocciate, riflettendo un chiaro segnale di discontinuità nelle azioni dell’amministrazione.
La situazione è ulteriormente complicata dalla divergenza tra le decisioni del municipio XI, che ha approvato la richiesta di sgombero, e la posizione del Campidoglio, che ha invece scelto di mantenere lo status quo. Tale ambiguità ha contribuito a intrappolare l’immobile in un limbo burocratico e ha sollevato domande sull’efficacia delle politiche urbane in una città come Roma, dove l’emergenza abitativa e il degrado urbano rappresentano sfide quotidiane irrisolte.
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